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30/01/2010 10:45 di grignetti

dipendenti o soci

essendo i dipendenti delle coop dipendenti-SOCI, probabilmente, i dirigenti-SOCI, non andranno nean ...

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16/01/2010 13:42 di manga

Kikka ha ragione!

Con mio grande rammarico devo proprio confermare il commento di Kikka. Lavoro in Coop Lombardia da ...

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15/01/2010 15:34 di ladygaga

x dondolino

io sono una dipendente Coop Lombardia, non sono una imbecille, lavoro part time 20 ore settimanali, ...

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14/01/2010 17:39 di andreafkt

Se siete tutti così non mi preoccupo

... perchè se il livello degli oppositori al centrodestra è quello dimostrato da lekkalekka, siamo a ...

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14/01/2010 07:01 di lekkalekka

Figli di un regime subdolo...

Bell'articolo questo! E' proprio il segno di quanto questo "giornale" (se così lo si può chiamare) s ...

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La Coop ti spia

di Gianluigi Nuzzi

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D

irettori di supermercati, manager, sindacalisti e poi giù sino a cassieri e persino i magazzinieri. Dopo lo scandalo Telecom, dei dossier predisposti sui dipendenti, emerge una nuova inquietante vicenda di microspie nei luoghi dove si lavora. In diverse coop in Lombardia sono state piazzate telecamere nascoste e sistemi di registrazioni audio per spiare i movimenti, le parole, i segreti, la vita privata di decine e decine di dipendenti. Occhi nascosti,piazzati negli uffici, nei box office, nei punti vendita, persino ai piani nobili della direzione centrale di Coop Lombardia.
Ma non solo filmati sui dipendenti. Venivano installati anche impianti di intercettazione nei centralini dei supermercati che registravano ogni telefonata. Centinaia e centinaia di conversazioni che venivano ascoltate, filtrate e vagliate. Da quelle innocenti sull’influenza dei figli di qualche dipendente sino alle storie di amori e amanti tra colleghi, di scontri tra cordate avverse di manager.
Libero ha raccolto prove di quanto accaduto. Ha sentito quasi un migliaio di file audio, visionato decine di filmati girati da telecamere nascoste in numerosi punti vendita. Il materiale inevitabilmente sarà a disposizione dell’autorità giudiziaria che vorrà valutare la rilevanza penale di quanto accaduto, sempre che qualche inchiesta non sia già avviata. Individuare chi ha autorizzato, organizzato e predisposto questo monitoraggio sui dipendenti delle coop. Chi ne era a conoscenza ed ha avvallato la rete clandestina d’ascolto. E, quindi capire soprattutto i motivi di questa attività d’ingerenza, i riflessi operativi che la raccolta informativa permetteva nei rapporti con dirigenti, quadri, maestranze sino a figure più sensibili come i sindacalisti. A noi, quindi, interessa soprattutto far luce su questo scandalo d’incursioni nella vita e nei segreti dei dipendenti di una grande azienda. Incursioni che fanno carta straccia dei diritti minimi dei lavoratori e di qualsiasi prerogativa sindacale.

politici in ballo
Da quanto Libero è in grado di ricostruire l’idea di monitorare l’attività dei dipendenti con  ricognizioni audio e video risale agli inizi del 2004. All’epoca, da quanto affermano tre diversi testimoni, l’allora responsabile sicurezza di Coop Lombardia, Massimo Carnevali, avrebbe contattato un’azienda  di intercettazioni dell’hinterland milanese per predisporre un progetto pilota affinché tutte le conversazioni venissero registrate. L’idea di partenza era quella di estendere poi l’iniziativa a tutti i 50 punti vendita della regione. In modo che rimanessero custodite tutte le conversazioni che passavano dai centralini. Il primo progetto cadde sulla coop di Vigevano, alle porte di Pavia. Nel maggio del 2004 venne installata la prima centrale occulta d’ascolto. L’operazione avvenne di notte con gli operai della ditta specializzata che entrarono nella coop dopo che i responsabili sicurezza del supermercato avevano disinserito l’allarme. La centrale rimase attiva tre settimane e vennero raccolte oltre 800 telefonate. Nei mesi successivi vennero filtrate e ripulite da rumori e brusii di sottofondo.
Dove queste siano finite ancora non è chiaro. Di sicuro il cd rom con tutte le conversazioni venne consegnato, alla presenza di testimoni, alla direzione centrale di Coop Lombardia di viale Famagosta: all’incontro avrebbe partecipato anche Daniele Ferré, già vice sindaco di Busto Arsizio in quota Pds poi arrestato per concussione durante Mani pulite, uno dei dirigenti di rilievo del colosso della distribuzione in regione. Ferrè nel 2004 uscì assolto dalle accuse, veltroniano, oggi ricopre un incarico di primo piano nel mondo delle cooperative: è direttore sviluppo e affari istituzionali di Coop Lombardia, nella direzione di Legacoop Lombardia e partecipa all’assemblea regionale del Pd.

I file audio raccontano storie di varia umanità che all’orecchio di chiunque possono sembrare persino innocenti. Figli ammalati, litigi tra coniugi tra le conversazioni private ma anche storie segrete di amori nascosti tra dipendenti che avevano la doppia vita tra amante e famiglia. Debolezze, umanità che forse potevano interessare a chi doveva mettere in atto giochi di forza.
Mentre era allo studio il progetto delle intercettazioni audio,  la stessa società venne coinvolta in altri delicatissimi incarichi. L’installazione di telecamere nascoste sia all’ipercoop “la Torre” di Milano, ad esempio, con la giustificazione di riprendere eventuali dipendenti sleali, sia alla direzione generale,  nel dicembre del 2007. Nel frattempo entra in azione un’altra telecamera nascosta in direzione generale. Stavolta l’obiettivo si allarga su E.A. che si occupa di qualità e di rapporti con i clienti. Per settimane, a sua insaputa, viene registrato ogni movimento in ufficio. La dipendente è una figura sensibile visto che ricopre anche la carica di sindacalista. Il perché di questa azione non è chiaro. Non si capisce se qualcuno all’interno di coop abbia voluto creare un dossier sulla donna o se ci fossero dei motivi particolari a stringere lo zoom sui suoi movimenti. La voce all’interno di coop, seccamente smentita dall’interessata, è che violasse la corrispondenza di un collega. Fosse anche così non è una giustificazione per filmarne i movimenti.
dietro i quadri
Che non si tratti di episodi isolati ma di scelte strategiche nei rapporti con i dipendenti in modo da conoscerne ogni lato e sapersi comportare di conseguenza lo si evince dal numero di telecamere nascoste piazzate negli ultimi anni. Da quanto è in grado di ricostruire Libero, limitandosi agli episodi certi e documentati con materiale video, il Grande Fratello era presente anche alle coop di Bonola e in quella di via Palmanova. Riprese sulle cassiere, nei magazzini, con l’occhio vigili nascosto dietro a quadri e orologi. Telecamere abusive quindi che venivano installate all’insaputa dei dipendenti e che filmavano con inquadrature e angolature diverse rispetto a quelle predisposte per la sicurezza della coop.

13/01/2010

 
 
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