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L'editorialedi Maurizio BelpietroE h no, caro Cavaliere: stavolta non ci stiamo! In questi anni l’abbiamo sostenuta sempre, anche le rare volte che ci convinceva poco, perché pensavamo che in fondo era necessario essere uniti sul disegno finale diri fare l’Italia. Se qualche iniziativa pareva meno azzeccata di altre, pazienza, non ce ne lamentavamo: l’importante era procedere nella direzione giusta, verso la grande riforma del Paese, con il gran taglio degli sprechi e l’ancor più grande riduzione delle tasse come obiettivi. Era ed è il nostro sogno. Lei non può venire a dirci una mattina di gennaio dell’anno Domini duemila e dieci che sulle imposte non calerà la mannaia. L’aspettiamo almeno da 15 anni, da quando cioè lei scese in campo promettendo una rivoluzione liberale, che poi era alle nostre orecchie soprattutto una rivoluzione fiscale, contro uno stato rapace succhia redditi, che si prende i soldi dei contribuenti e non li restituisce né in servizi né in efficienza, ma li spreca. Le nostre aspirazioni di libertà dall’oppressione tributaria furono represse allorché la buttarono giù con un avviso di garanzia recapitatole a Napoli per mano della Procura di Milano. (...) (...) In quel caso non ci demmo per vinti e armandoci di pazienza, ingoiammo il rospo, nel senso di Lamberto Dini, e aspettammo il... [continua]14/01/2010 |